La nostra epoca è segnata da una "lotta per la rappresentanza" tra grandi simbolizzazioni dell'ordine (E. Voegelin); come riedificare, a partire da ciò, una teoria politica in grado di parlare all'uomo nella sua integralità, e di parlare a tutti gli uomini? All'inizio del novecento, il neoromantico Othmar Spann, con la sua scienza sociale "universalista", rinnova l'ideale classico di una teoria politica intesa come "scienza architettonica" e, contro il positivismo e le dottrine dell'avalutatività (M. Weber), il tema di una finalità propria della comunità nel suo insieme, che eccede gli interessi dei singoli suoi membri. Ma per poter raggiungere nuovamente un'idea di ordine condiviso, e una concezione teleologica della vita civile, per prima cosa nella nostra cultura bisogna sgombrare il campo da una gran quantità di visioni distorte e frammentarie del mondo che si sono affermate nel senso comune tardo-moderno, e che dimostrano di continuare a dominare il nostro linguaggio politico-esistenziale ben oltre la "fine delle ideologie".
EAN
9788861345553
Data pubblicazione
2010 11 22
Lingua
ita
Pagine
280
Tipologia
Libro in brossura
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Bonum ordinis. Studi di etica sociale e della cultura—