Narrativa che punta sui personaggi e sul racconto
In "Canne al vento" (1913), come in molte altre sue opere – "Elias Portolu" (1913), "Cenere" (1904), "Marianna Sirca" (1915), per citarne alcune – la Deledda ambienta la vicenda nella sua terra d’origine. È un’intensa storia d’amore, dolore e morte immersa in un mondo quasi primordiale e mitico, ove le passioni umane sono dominate da un forte senso del peccato e da un’inesorabile fatalità. Fra tardo Verismo e Decadentismo, ma con un’impronta del tutto originale e straordinariamente suggestiva, la scrittura della Deledda mostra ancor oggi tutta la sua sapiente capacità di penetrare ed evocare i drammi senza tempo della coscienza umana.
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