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Due anni di «splendida miseria». Così, tradizionalmente, viene definito il soggiorno a Napoli di Gabriele d’Annunzio. E molti, erroneamente, si concentrano solo sul secondo termine di questa folgorante espressione. Ma se è vero che all’ombra del Vesuvio il Vate patì la fame più nera, è altrettanto vero, però, che vi trascorse uno dei periodi più straordinari della sua vita. Gabriele d’Annunzio e Napoli si mescolarono, quindi, l’uno all’altra, «come l’anima si mescola al corpo, come il fuoco s’attacca al legno». E per entrambi, quei due anni ebbero davvero la forza sconvolgente di «un sogno rapido e violento».
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