Mistero, tensione e voglia di andare avanti
“Ma quante lacrime pesa un uomo?”. Lacrime non piante, solidificate e imprigionate dietro la maschera della vita. Come funambolo, sospeso sul filo dell’esistenza, con i piedi nel fango e la testa fra le stelle, l’autrice lancia con ritmo fiatato parole come pietre per liberare l’anima dal disagio terreno, per rompere i vetri opachi e sporchi del vivere, per ritrasformare il male disseminato dall’uomo in verità eterna. “A cavalcioni m'aggrappo all'orlo dell'anima.”
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