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Convinto sostenitore dell'interventismo democratico, Salvemini interpretò il primo conflitto mondiale come contrapposizione delle potenze liberali al tentativo egemonico degli autocratici Imperi centrali. Promosse quindi l'idea di una pace 'giusta', basata sul principio dell'autodeterminazione e della nazionalità, che avrebbe finalmente portato i vari Stati alla democrazia partecipativa. Fermo oppositore del patto di Londra, in questo volume cerca di spiegare all'opinione pubblica gli errori dell'azione diplomatica italiana ed interpreta la delusione della Grande Guerra quale presupposto per il consolidamento del regime fascista.
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