In Liguria c'era una tradizione colta del presepe, realizzato soprattutto in legno, con figure di grandi dimensioni, che ebbe il suo massimo sviluppo nelle botteghe attive nel '700 (Maragliano in primis), ma fu vietata dagli editti dell'età napoleonica. Ad Albisola, terra di ceramica, il presepe rinacque nella forma più povera, ad opera di chi, vecchie e bambini, per l'età, era fuori dal mondo del lavoro e doveva convivere con una diffusa povertà. Gli ingredienti non costavano nulla: un pugno di argilla di scarto, la lavorazione in casa, la cottura gratuita nei forni delle tante fabbriche di stoviglie (ad Albisola, a inizio '900, ce n'erano più di 50).Le statuine, specie quelle più antiche, sono oggettivamente brutte, approssimative nei lineamenti e nei colori (fu per questo che i ceramisti in passato sprezzantemente le chiamarono così "macachi", tanto erano lontane dalle opere che nascevano dalla loro arte), ma cariche del sentimento e anche della fede di chi artista non si sentiva affatto, e le realizzava per venderle e rendere un po' meno povere le feste di Natale.
EAN
9788863731460
Data pubblicazione
2011 11 15
Lingua
ita
Pagine
128
Tipologia
Libro in brossura
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I macachi di Albisola. La tradizione del presepe popolare albisolese—