Questo saggio nasce dalla passione dell'autrice per la psicoanalisi e per il canto, ed esplora la voce nel suo valore di legame sociale, di capacità inventiva e sublimatoria. È uno sguardo attento sulla voce mentre fa arte, in un'epoca, quella attuale, controversa e per molti cospetti anestetica, cioè sfavorevole all'estetica e alla sensibilità. All'interno di un discorso dominante in cui "la sicurezza è il bene supremo e l'unica audacia ammessa è quella del consumo", cantare può divenire un modo per affermare la propria unicità e contrastare la spinta all'omologazione del mondo contemporaneo. Come si manifesta nel canto la dimensione pulsionale che contraddistingue ogni atto creativo? In che senso un corpo che dà voce è metaforicamente femminile? Qual è il rapporto tra canto e godimento? A queste e altre domande il volume risponde spaziando dalle "voci narcise" a quelle sperimentali, da Tom Waits a Demetrio Stratos a Mina, dai castrati alla death voice (nata nell'universo heavy metal), dalle diplofonie al rumore bianco, al silenzio. Non mancano una rivisitazione del mito di Orfeo e l'esame coraggioso di tematiche quali la dislessia e le voci stonate, la relazione tra canto e anoressia, il vissuto del cambio della voce negli adolescenti, le voci trans.
EAN
9788864631042
Data pubblicazione
2013 03 20
Lingua
ita
Pagine
201
Tipologia
Libro in brossura
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Voci smarrite. Arte e legame sociale contro il dominio dell'anestesia—