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Nella primavera del 1912, alla notizia della morte dell’amico Giovanni Pascoli, Gabriele d’Annunzio mette mano repentinamente a un epicedio in prosa molto solenne. Soffocato dai debiti, il Vate si trova in fuga in un esilio volontario, in Francia, presso Arcachon. E l’agonia e la scomparsa in quei giorni anche di Adolphe Bermond, l’anziano locatore dello châlet preso in affitto su quelle dune oceaniche, dispiegano e acuiscono il funebre eppur vitalistico pensiero dannunziano fino a un’incantatoria contemplazione del traguardo di ogni destino.
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