Il mattino del 29 novembre 1938 sull'acciottolato prospiciente al Duomo di Modena viene trovato il cadavere di un uomo che si è gettato dalla torre Ghirlandina. Sembra l'inizio di un romanzo giallo, invece la scena ben rappresenta la fine di una delle figure più interessanti della sua epoca: Angelo Fortunato Formíggini. Nessun mistero dietro quella morte preparata nei minimi dettagli. Nonostante ciò, il cadavere viene frettolosamente fatto scomparire nell'imbarazzo generale. La notizia della morte viene censurata come se si trattasse di negare una sconfitta. E per il fascismo fu proprio così, anche se a distanza di tempo. Formíggini aveva dimostrato che non tutti gli italiani accettavano di chinare la testa di fronte a leggi liberticide e inique. Editore, scrittore, ebreo, massone, esteta del libro, "filosofo del ridere", grande promotore di cultura, con il suo suicidio Formíggini portò a compimento una protesta civile, al culmine di un percorso innescato dalla promulgazione delle leggi razziali. "Amor et labor vitast" è il motto della sua casa editrice, a cui aggiunse le parole "Risus quoque vitast" per sottolineare l'importanza del ridere, in tempi in cui c'era poco da ridere.
EAN
9788865091937
Data pubblicazione
2019 11 11
Lingua
ita
Pagine
494
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
140
Spessore (mm)
27
Peso (gr)
620
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C'è poco da ridere. Angelo Fortunato Formíggini, l'italiano—