Il libro argomenta la capacità del romanzo e del racconto di produrre uno sguardo critico che il diritto non riesce a offrire, seppure esso dovrebbe riflettere sulla società di cui è espressione. Il diritto, infatti, è carico di troppi interessi e passioni, perché è spesso strumento del potente invece che essere ausilio del povero e dell’oppresso, distillando così violenza e dolore. Eppure, il diritto nel romanzo rinasce dalle ceneri dell’«altro giudizio» e ci indica una possibile strada per la sua emancipazione. In questa prospettiva vince la destituzione del diritto, il suo rinunciare allo svolazzare delle toghe lugubri, il suo farsi fragile, più attuazione spontanea che coercizione autoritaria. Quello che raccomanda la letteratura è, non a caso, un «diritto minimo». In questo suo nuovo testo, il noto filosofo del diritto Massimo La Torre si avventura sui sentieri della letteratura per mettere radicalmente a critica il diritto. La pretesa di giustizia e di progresso è qui rovesciata, dimostrata illusoria, con la bocca amara di chi vi aveva riposto tanta fede.
EAN
9788865485255
Data pubblicazione
2024 05 24
Lingua
ita
Pagine
176
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
230
Larghezza (mm)
143
Spessore (mm)
10
Peso (gr)
294
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