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Squillo di morte a Maccagno, un romanzo giallo imperniato su quella pacifica follia che aleggia tra le valli del Lago Maggiore. Un organaro, un prete, una madre indegna sono alcuni degli ingredienti che conducono il commissario Florio a toccare con mano lo squallore di una realtà famigliare celata dalla bellezza dei luoghi, a partire da quello del crimine. Egli è tuttavia pervaso da un'umanità che lo salva da quel “mestieraccio che ti divora l’anima” e il caffè in ufficio - fatto con la moka - risponde a una filosofia di vita. La tragedia assume aspetti grotteschi, tratteggiata dal “cinismo romantico” dell'autore.
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