L’artista salentino conferisce valore semantico alla grana costitutiva la juta grezza, alla trama sfilata, ai superstiti fili verticali dell’ordito – il complesso di segni significanti –, alle paste cromatiche ora dense ora diluite che aggallano sulla superficie, mentre il nero si lascia intravedere alle spalle dell’apertura. Non è un caso, appunto, che lui costruisca artigianalmente l’opera dall’inizio, il telaio, alla fine, la cornice, mantenendo un legame complessivo. C’è la conferma nel ciclo Cattedrali che «la forma con cui l’artista filtra il suo mondo», come aveva lucidamente osservato Marcello Venturoli, «è in grandissima parte il suo contenuto». Gino De Rinaldis non pone in partenza una contrapposizione fra “figurativo” e “non figurativo”; semplicemente cerca, nella proposizione comunicativa, l’urgenza di rappresentare una diversa realtà visibile. Un altro modo di vedere. Un’intenzione più metaforica evocativa che non mimetica, pur se appare tale negli espliciti rimandi agli elementi architettonici, tetti a spioventi, monofore, bifore, trifore, o già battezzando con termini figurativi le singole tele in serie. Potrebbero pure configurarsi quasi astrazioni geometriche.
EAN
9788867662814
Data pubblicazione
2023 07 14
Lingua
ita
Pagine
96
Tipologia
Libro in brossura
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