Francesco la chiama “sorella”, Paolo Piazza la rende protagonista della sua raccolta e lei, la morte, si lascia sorprendere dallo sguardo del poeta nelle foglie di quercia cadute, tra le “ramaglie e i detriti”, nella “pozza gelata”. È una presenza discreta e silenziosa, che non si sostituisce alla vita ma la accompagna. I fiumi e i boschi fanno da palcoscenico al “coro dei morti che canta”, un canto sommesso verso il quale il poeta si pone in ascolto. Tra richiami francescani e delicate suggestioni petrarchesche, la parola poetica di Piazza si fa preghiera laica, un esercizio di umiltà e di levità, un invito a lasciarsi attraversare dalla morte senza esserne travolti, cercandone le tracce nella natura, nelle “creature”. La fine, in questi versi, è rappresentata prima del suo compiersi, si realizza tutta nell’aldiquà e insegna la gratitudine per la vita pur nel suo lento disfacimento. Il volume è arricchito da una prefazione di Giovanni Moscati, che collega la raccolta all’insegnamento di Capitini, e da note di Lorenzo Chiuchiù e Padre Bruno Ottavi. A 800 anni dalla composizione del Cantico Paolo Piazza restituisce un ritratto di sora nostra morte in una prospettiva laica e contemplativa e fa suo l’invito alla pace e al dialogo – già di Francesco e di Capitini – ricordando che dei “popoli fratelli” “una sola è la radice”.
EAN
9788868082130
Data pubblicazione
2025 05 01
Lingua
ita
Pagine
64
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
180
Larghezza (mm)
120
Spessore (mm)
5
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