“12 agosto 1993. Ancora un massacro! Ancora una granata è stata sparata sui sarajlija che aspettavano in fila il loro turno per l’acqua: ne sono morti dodici, i feriti sono quindici. Ognuna di queste granate lascia dei segni nei nostri cuori che fanno male e che non si rimargineranno mai. Il sangue e le lacrime scorrono nella nostra Sarajevo, in Bosnia Erzegovina! Scorrono ogni giorno e impregnano la triste verità della guerra di un colore, quello rosso del sangue… Ogni giorno qualcuno perde qualcuno, qualcuno seppellisce qualcuno nella terra madre. Ogni giorno la guerra spegne la luce della vita e rimangono il buio, il grigiore e il fumo; restiamo come ombre nascoste e sopraffatte dal dolore. I colori della guerra, il colore del dolore e del sangue dell’uomo divengono testimonianza di una coscienza, che non so dove si trovi ora, dove sia svanita e se ancora esista! Mai nessuno potrà permettersi di dimenticare le vittime di questa guerra terribile!”. Nella città diventata, durante quattro anni di assedio, “il più grande carcere al mondo”, una donna racconta le vicissitudini vissute in prima persona e dalla sua famiglia, tra fughe, dolore e ritorni. Il diario personale, dolce, tragico e a lieto fine di una giovane madre alle prese con un’esperienza terribile, quella della guerra. Un testo di rara intensità, scritto a mano, al buio, durante l’assedio, e continuato negli anni successivi, quelli della ricerca di una normalità come emigranti prima in Germania, poi in Italia. Una normalità impossibile, perché c’erano una patria e una città da ricostruire e troppo forte era il richiamo delle radici.
EAN
9788868611705
Data pubblicazione
2016 11 25
Lingua
ita
Pagine
224
Tipologia
Libro
Altezza (mm)
215
Larghezza (mm)
147
Spessore (mm)
15
Peso (gr)
310
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