«Dante ha pagato col rischio della condanna all’Inquisizione e alla morte la dirompente libertà del suo pensiero in un’epoca di grave oppressione religiosa e culturale; Pasolini con il proprio assassinio nel 1975, trent’anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale e la caduta del fascismo, durante una fase storica nominalmente democratica. E non solo loro hanno pagato duramente la scelta di dire la verità. La ricerca della libertà di espressione e di libera manifestazione del proprio pensiero suscita riserve e ostacoli in ogni tempo. [...] La riflessione di Dante e di Pasolini sulla politica è un patrimonio culturale di cui non possiamo fare a meno. [...] Ed è un fatto l’affinità che Pasolini sentì per Dante, pur così a prima vista lontano dalla sua idea di ‘politica’: tant’è che il ‘dantismo’ di Pasolini, letterario e di responsabilità etica dell’intellettuale, non può essere messo in dubbio. [...] Come si vedrà, il dantismo di Pasolini è il più originale e (fedele) di tutto il Novecento, il più assoluto e ‘sostanziale’, nella tecnica così come nello spirito stesso del ‘fare poesia’, nell’impegno e nella ‘responsabilità’ prima di tutto civile e politica dell’intellettuale».
EAN
9788868642761
Data pubblicazione
2021 05 28
Lingua
ita
Pagine
168
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
240
Larghezza (mm)
160
Spessore (mm)
11
Peso (gr)
240
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