Si può essere schiavi della propria parola e del proprio nome? Si può essere schiavi del proprio lavoro, della propria condizione di precario/a? Nel nostro nome, come nella nostra parola, si racchiude l'origine della nostra individualità, con i suoi legami affettivi, storici e geografici. Nel guardarci allo specchio possiamo cogliere le tracce della nostra stirpe. Se ognuno di noi dovesse fare una ricerca sulle proprie origini troverebbe certamente una serie di fattori coincidenti tra il proprio "sé" e quello di antenati antecedenti, anche di varie generazioni. Questa è l'indagine condotta da Ivana Maksi nella presente opera poetica. L'interrogativo è se il proprio nome rifletta le proprie origini. La risposta dipende da quanto sono coscienti del proprio sé gli individui che danno nome ai figli, da quanto sono radicati nella realtà. In linea di massima si può dire che i genitori scelgano il nome dei discendenti secondo qualche influenza dettata dalla realtà che li circonda. Quindi possiamo dire che sì, in un certo senso il nostro nome riflette la nostra origine. Ma la nostra origine è anche la lingua che parliamo e scriviamo. Possiamo dunque esserne schiavi?...
EAN
9788868670511
Data pubblicazione
2015 01 01
Lingua
ita
Pagine
40
Tipologia
Libro in brossura
Come si presenta questo libro
Una lettura che punta su suspense e curiosità
Qui il punto forte è l’innesco narrativo: indagini, zone d’ombra, domande aperte e una progressione che invita a proseguire.
Cosa trovi dentro
Dentro trovi soprattutto mistero, investigativo e suspense.
Perché può piacerti
Può funzionare bene per chi ama i misteri e lettori di thriller, con un tono coinvolgente e scorrevole.
Ideale per
Ideale per chi cerca tensione narrativa
Funziona bene per lettori che cercano suspense, curiosità e una progressione narrativa abbastanza tesa da reggere il ritmo della lettura.