Il 28 agosto del 1603 le autorità cittadine consegnavano a due custodi, uno ebreo e uno cristiano, le chiavi delle porte poste a chiudere quattro vie nei pressi delle piazze centrali di Padova: erano gli ingressi al ghetto che da quel momento avrebbero regolato la convivenza tra la comunità ebraica e il resto della città, sino all’arrivo delle truppe napoleoniche, nel 1797. L’area scelta per la realizzazione del ghetto, di fatto, era già da secoli in gran parte abitata dalla famiglie ebraiche. Le porte introdussero una profonda discontinuità nel tessuto cittadino, una frattura. Erano, però, anche ciò che consentiva un transito, un dialogo, interdetto sul piano religioso, nondimeno possibile nella vita di tutti i giorni. Il vincolo della soglia, quindi, essenza stessa del modello insediativo del ghetto, produrrà nel corso del tempo particolari logiche evolutive dell’edilizia dei quartieri ebraici. Il volume affronta, sul piano delle trasformazioni materiali, la vicenda istitutiva del ghetto ebraico di Padova e propone un’analisi sulla base delle fonti disponibili dei cambiamenti negli assetti dello spazio urbano nel corso del tempo.
EAN
9788869382215
Data pubblicazione
2020 12 31
Lingua
ita
Tipologia
Libro in brossura
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Lo spazio interdetto: il ghetto ebraico di Padova. Saggio di storia urbana—