Narrativa che punta sui personaggi e sul racconto
Tra l'ottobre 1938 e il luglio 1945, quando era un giovane pediatra agli albori della carriera universitaria, Sergio Levi fu "sospeso" dall'Ospedale Meyer di Firenze in seguito all'emanazione delle leggi razziali. Da quel momento si dipana la storia di questo libro, ricostruita dal figlio Giulio a cinquant'anni dalla morte del padre: la vana ricerca di un lavoro in Francia e in Inghilterra, la vita dimezzata, le fughe, i nascondigli, il rifugio in Svizzera, la separazione dai figli, la cattura dei parenti; ma anche le paure, le ansie, la gioia del ritorno e il dolore tenuto dentro per la tragedia che ha colpito un popolo intero.
Tra l'ottobre 1938 e il luglio 1945, quando era un giovane pediatra agli albori della carriera universitaria, Sergio Levi fu "sospeso" dall'Ospedale Meyer di Firenze in seguito all'emanazione delle leggi razziali. Da quel momento si dipana la storia di questo libro, ricostruita dal figlio Giulio a cinquant'anni dalla morte del padre: la vana ricerca di un lavoro in Francia e in Inghilterra, la vita dimezzata, le fughe, i nascondigli, il rifugio in Svizzera, la separazione dai figli, la cattura dei parenti; ma anche le paure, le ansie, la gioia del ritorno e il dolore tenuto dentro per la tragedia che ha colpito un popolo intero.
Può funzionare bene per studenti.
Funziona bene per chi vuole entrare in una storia senza attriti inutili, lasciando che siano personaggi, atmosfera e sviluppo a guidare la lettura.