Il manoscritto noto come l'“Officiolo” di Francesco da Barberino, di cui a lungo è stata rimpianta la temuta perdita, fino al fortunoso ritrovamento nella primavera-estate del 2003, non solo ha riportato di attualità un tema di eccezionale interesse – la figura e l'opera di uno straordinario intellettuale toscano vissuto tra il secondo Duecento e il primo Trecento, Francesco da Barberino, recuperate in collegamento con il suo lavoro più celebrato e più suggestivo –, ma ha schiuso orizzonti nuovi nel campo dell'alta cultura dell'Italia mediana, tosco-emiliano-veneta, tra la fine del XIII e gli albori del XIV secolo, focalizzata sui nomi illustri di Giotto per l'arte figurativa, di Dante sul piano linguistico e letterario (con tutto ciò che si muove intorno a loro). L'“Officiolo” di Francesco si distingue come il più antico "libro d'ore" italiano conosciuto a quella altezza cronologica (1304-1309): il primo libro di preghiere, costruito «nell'uso di Roma», cui viene aggiunto in fine un originale trattato allegorico sulla Speranza (ai ff. 165r-172v), che dà una connotazione del tutto inusuale a tale tipo di compilazioni. Si aggiunga che, nella prospettiva dell'alta cultura linguistica e letteraria italiana in formazione, mentre si va plasmando la nuova lingua volgare e Dante, operando la sua ardita, geniale opzione per il toscano contro il latino, fonda la letteratura italiana con quella che resterà la più complessa e fascinosa opera letteraria di tutti i tempi, la Commedia (poi la Divina Commedia); Francesco – già noto come il primo che ne abbia lasciato menzione (ante 1314), forse il primo che ne abbia avuto conoscenza diretta, almeno dell'“Inferno”, quando ancora il poema era in corso di scrittura – si scopre ora autore di quell’“Officiolo” che si segnala come il probabile primo documento della suggestione esercitata dagli scenari infernali di Dante sull'immaginario dei suoi lettori contemporanei e postumi. Al tempo stesso, mentre nelle aree più avanzate dell'Italia mediana e settentrionale (ma non solo di queste) si sviluppa una vivace dialettica tra l'arte figurativa e la scrittura, mentre Giotto va elaborando nuove forme espressive che porteranno a un rivoluzionario rinnovamento della pittura italiana sullo scorcio del Medioevo, l'“Officiolo” di Francesco da Barberino offre la prima attestazione del fascino esercitato da Giotto, soprattutto l'affrescatore della Cappella degli Scrovegni, sull'arte pittorica contemporanea impiegata a illustrazione del discorso verbale. La riproduzione in facsimile dell'“Officialo”, fedele all'originale, offre una preziosa documentazione, aperta alla fruizione del grande pubblico, della più spettacolare invenzione iconografica nell'arte della miniatura italiana fra Due e Trecento: il capolavoro, imprevedibile nella sua magnificenza, di uno straordinario intellettuale dell'autunno del medioevo. Questo “Commentario”, affidato alle cure di studiosi tra i più esperti nei diversi settori di indagine, tenta di operare una prima focalizzazione storica del manoscritto, ormai definito come l'“Officiolo” di Francesco da Barberino, e dei suoi possibili o probabili rapporti con la più alta cultura letteraria e figurativa contemporanea.
EAN
9788869732195
Data pubblicazione
2017 04 10
Lingua
ita
Pagine
228
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
277
Larghezza (mm)
215
Spessore (mm)
20
Peso (gr)
820
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