Cos’è che spinge Platone, a un certo punto della sua vita e della sua riflessione, a uscire dall’orbita socratica, ad affiancare al logos altri strumenti di indagine e di conoscenza? È la sfiducia nella possibilità di conoscere e comunicare la verità, oltre una ristretta cerchia di iniziati? O il ritorno alla sua iniziale vocazione artistico-poetica, precocemente sacrificata sull’altare del socratismo e dell’impegno politico? Sono i viaggi che compie all’interno della propria anima o quelli che, morto il maestro, lo portano a Helios d’Egitto, Siracusa, Taranto, Cirene, Megara, nelle terre in cui ancora risuonava l’eco di esseri sovrumani, indovini e oracoli, sacerdoti e profetesse, divinatori e rapsodi, semidei e aruspici, muse e sibille, eroi e poeti ispirati? È il ricongiungersi con le origini sapienziali, mai veramente abbandonate, del pensiero, con quella mentalità arcaica e misterica che, nonostante l’avvento della filosofia, continuava ancora a nutrire l’anima greca? O il bisogno, fino a una certa età trattenuto dal rigore del ragionamento, di ascoltare leggende, miti e narrazioni? A partire dall’analisi della “Lettera Settima”, uno dei pochissimi testi in cui l’autore dei “Dialoghi” parla direttamente di sé, il saggio racconta la storia di una conversione dello sguardo e del desiderio e lo fa con un taglio essenzialmente letterario, come letterario è stato il talento di Platone. Introduzione di Lucio Saviani.
EAN
9788871868646
Data pubblicazione
2022 06 17
Lingua
ita
Pagine
128
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
213
Larghezza (mm)
146
Spessore (mm)
14
Peso (gr)
220
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