Avellino fu una città vescovile della provincia di Principato Ulteriore del Regno di Napoli, il cui feudo era divenuto di proprietà privata della Casata Caracciolo, ormai padroni di tutto il Principato e di mezza Lucania. Facevano eccezione i luoghi pii dipendenti dalla provincia Diocesana di Benevento o da altri istituti, come nel caso dell'Ospedale di San Tommaso, appartenuto a Montevergine, o del monastero di San Paolo, accosto alla Casina del Principe, dipendente dall'eremo dell'Incoronata di Sant'Angelo a Scala. Ai Principi avellinesi era piaciuto circondarsi di altrettanta nobiltà, fin da quando scelsero di risiedere a Napoli. L'ex metropoli del Regno divenne per loro un motivo in più di sfarzo, ma solo per partire alla conquista del potere e raggiungere i nuovi padroni della dinastia d'Austria. Non fu difficile, ai Caracciolo, spendere e spandere, di padre in figlio, fino a diventare titolari della carica di ministro plenipotenziario del Viceregno di Napoli, sfidando corruzione e nemici, ora sventando attentati, ora commettendoli, ma sempre per amore del bello, del lusso, dello sfarzo, di quel pavoneggiarsi di cui erano pregne le corti locali post-rinascimentali. Non erano poi così lontani i tempi in cui Giambattista Manso, Marchese di Chianche e di Bisaccia diveniva amico di Torquato Tasso, al quale fu dedicato uno dei Dialoghi, quaranta anni prima che i Principi Caracciolo scoprissero il celebre scrittore napoletano Gianbattista Basile, autore de Lo Cunto de li Cunti (libro improntato sugli usi e costumi irpini), nominandolo Governatore di Avellino. Fu allora che cominciò l'arrampicata...
EAN
9788872972397
Data pubblicazione
2021 09 15
Lingua
ita
Pagine
144
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
240
Larghezza (mm)
170
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