Si può costruire una genealogia dell'Italia del tempo presente a partire da un quadro di Klimt, per giunta andato distrutto nel 1945? La presente ricerca risponde affermativamente e, muovendo dal processo che ha visto un ex premier imputato per concussione e prostituzione minorile, intreccia i discorsi propri della cultura giuridica, della riflessione psicoanalitica e della teoria economica per individuare nella celeberrima raffigurazione della Giurisprudenza del pittore viennese la metafora di un'accusa collettiva nei confronti della peculiare concezione del capitalismo di cui l'ex premier è stato il "grande Altro": una concezione imperniata sull'indisciplina diffusa e sulla promessa di un eterno godimento e che, affermatasi in risposta alla crisi delle velleità pianificatrici e socialisteggianti dello Stato "garante del benessere", viene adesso revocata in dubbio dal ritorno dei tradizionali ideali ascetici propri della visione weberiana del capitalismo. Una ricerca che vorrebbe porsi nello stesso solco bizzarro a suo tempo tracciato da Bataille: scrivere un'opera di economia politica che nessuno aspetta, che non risponde ad alcuna domanda che sia già stata formulata e che non potrebbe mai essere scritta se non sottraendosi al sonno delle conoscenze convenzionali.
EAN
9788874626618
Data pubblicazione
2015 05 06
Lingua
ita
Pagine
198
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
139
Spessore (mm)
16
Peso (gr)
230
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Giurisprudenza. Politiche del desiderio ed economia del godimento nell'Italia repubblicana—