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Nella Gallia del V secolo l'élite galloromana ricca, potente e colta produce e "consuma" un genere di poesia che si ispira agli auctores del passato. Tra le testimonianze del tempo una sola è la voce femminile che si è conservata: quella di Eucheria. Di lei ci è noto unicamente quanto può dedursi dalla esegesi dei sedici raffinati distici elegiaci traditi dall'Anthologia latina: il suo nome, la sua doctrina, l'appartenenza alla più elevata aristocrazia galloromana e al più prestigioso circolo letterario del tempo.
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