Non credo di esagerare affermando che queste Mappe sono un'opera di altissima ispirazione, un risultato poetico che non assomiglia a nessun altro. Col passare del tempo e il variare degli esperimenti, la voce di Flavio Santi è diventata inconfondibile. Non è certo l'unico poeta italiano stimolato da una dolente e sarcastica musa civile; ciò che lo rende unico, semmai, è il tipo di legami che nei suoi versi si instaura fra la storia collettiva e la vicenda personale. Da una parte, colui che ci parla, che si finga un clone di Giacomo Leopardi o balzi in sella alla prima persona senza ulteriori mediazioni, è un incorreggibile homme de lettres. E dunque, un uomo infelice. In quanto tale, conosce alla perfezione l'arte di praticare il mondo come una citazione, o un repertorio di exempla (non solo Leopardi, ma Cavalcanti, Kafka, Brecht...). D'altra parte, il suo scavo non fa che sbatterci in faccia la perdita di un qualunque valore salvifico, taumaturgico, della parola poetica. Come migliori spiriti della sua generazione, Santi ha saputo di essere arrivato troppo tardi nel momento stesso in cui muoveva il primo passo. È questo l'unico umanesimo che la sua onestà intellettuale gli ha consentito di praticare. [...] L'Io e quell'Altro che è il Mondo non hanno più il tempo di giudicarsi a vicenda, di patteggiare una gerarchia di valori, una qualunque exit strategy. (Dalla Prefazione di Emanuele Trevi)
EAN
9788876446672
Data pubblicazione
2012 10 04
Lingua
ita
Pagine
168
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
133
Larghezza (mm)
203
Spessore (mm)
18
Peso (gr)
297
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