Dalle testimonianze di questo libro emerge che sempre, dopo sofferenze e umiliazioni tali da fiaccare ogni energia, tutti questi condannati sono riusciti a ritrovare l'entusiasmo della creazione letteraria una volta usciti dal carcere, e alcuni di loro lo hanno conservato durante la prigionia, scrivendo in prigionia, scrivendo della prigionia, talora mandando i propri versi a memoria quando non avevano neppure la carta per serbarne traccia. Come a dire, ancora una volta sfiorando il cinismo, che la reclusione fa bene alla letteratura. [...] Non sto facendo della letteratura sulla sofferenza altrui. Non si gettino in cella gli scrittori perché l'orrore li renda più percettivi, così come si castravano i fanciulli perché diventassero buoni cantori per la Cappella Sistina, o i comprachicos deformavano i lineamenti dell'Uomo che Ride. Questo stesso libro è un appello perché nessuno venga più privato della libertà a causa di ciò che ha scritto. Ma l'appello viene da chi ha affinato le proprie capacità di rappresentare l'orrore e la stupidità (la banalità del male) proprio usando come arma la punizione che gli era stata inflitta. Da cui la contraddizione dei tiranni, che gettando gli scrittori nelle segrete, affinché tacciano, collaborano ad amplificarne la voce. (Dalla prefazione di Umberto Eco)
EAN
9788877108685
Data pubblicazione
2010 11 25
Lingua
ita
Pagine
130
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
128
Larghezza (mm)
222
Spessore (mm)
13
Peso (gr)
195
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