William Shakespeare ci regala due 'istantanee', da accostare l'una all'altra: l'immagine di un uomo di fronte al giudice divino a mani levate, consapevole di non avere argomenti da addurre a propria discolpa, e quella di un Dio chiamato a formulare ogni sentenza applicando rigorosamente le pene previste per chi trasgredisce (o rispetta) la sua legge. Nel mezzo, fra gli opposti estremi di quanti teorizzano la giustificazione per sola fede e di chi afferma invece l'esistenza di un legame diretto e ineludibile fra l'operato di un uomo e il suo destino eterno, si apre un lembo di terra al quale si aggrappano tutti coloro che cercano una soluzione capace di conciliare l'onniscienza e l'onnipotenza di Dio con la libertà del volere umano, la necessità divina con la contingenza del mondo. Uno dei tanti pensatori medievali, l'inglese John Wyclif (1328 ca.-1384), tenta di aprire un sentiero, lungo quel sottile crinale, che gli consenta di mantenersi in equilibrio fra gli estremi appena ricordati e di approdare a una dottrina in grado di conferire un senso, un valore, alle scelte dell'uomo, senza per questo ridimensionare in alcuna misura le prerogative della sovranità divina.
EAN
9788877663580
Data pubblicazione
2007 12 01
Lingua
ita
Pagine
128
Tipologia
Libro in brossura
Peso (gr)
150
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Si salvi chi può? Volere divino, merito e dominio nella riflessione del primo Wyclif—