Di questo grande trovatore (vissuto nella seconda metà deI XII secolo) che Dante colloca fra i lussuriosi del Purgatorio mettendogli in bocca un ampio discorso in provenzale, ci è rimasto un breve ma compatto canzoniere che giustifica appieno la definizione dantesca di «miglior Fabbro de parlar materno e l'elogio petrarchesco del suo «dir strano e bello» Domina infatti in questi versi una strenua ricerca metrica e stilistica, che fissa in gelide astrazioni i paradossi e i rituali dell'amore cortese. L'itinerario iniziatico della fin amor si risolve qui nella dura ed esaltante opera della creazione poetica che diventa un imperativo assoluto: «Debbo fare più di ogni altro una canzone di tal fattura che non ci sia parola impropria né verso senza rima». E questa ricerca culmina nel virtuosismo arcano e incantatorio della sestina, dove il ritorno ossessivo delle stesse sei parole-rima esprime mirabilmente il circolo vizioso del desiderio erotico: un modello metrico che sarebbe poi stato imitato da molti grandi poeti, da Dante e Petrarca fino a Ungaretti.
EAN
9788879841672
Data pubblicazione
1998 10 06
Lingua
ita
Tipologia
Libro
Altezza (mm)
180
Larghezza (mm)
110
Spessore (mm)
12
Peso (gr)
150
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