Antonio Aniante (1900-83), geniale e prolifico scrittore catanese, è figlio esemplare di quella Sicilia che ha dato all'Italia la grande letteratura del Novecento. Approdato da outsider al teatro, proprio ai testi drammatici Aniante consegna la sostanza più trasgressiva e innovativa della sua poliforme attività (vastissima è la sua produzione di poesia, narrativa, memorialistica, saggistica, in lingua italiana e francese, essendo l'autore perfettamente bilingue). Insieme alle commedie più note di Aniante, Gelsomino d'Arabia (1926) e La Rosa di Zolfo (1958) (interpretata da Domenico Modugno e Paola Borboni), I semidei della mafia locale (1927-30) sono l'exemplum divertente e brillante di un teatro d'avanguardia giocato sul filo del rocambolesco e del surreale. Muovendosi agilmente tra Futurismo, Espressionismo, Dadaismo, Surrealismo, assimilati soprattutto a Parigi e a Roma, questo "nomade "della cultura, li declina però originalmente, con tematiche e strutture fortemente connotate da una specifica cifra siculo-mediterranea. Al fascino della sua fantasia vulcanica, non si sottrasse nemmeno Anton Giulio Bragaglia (come testimonia la Prefazione polemica), regista del Teatro degli Indipendenti di Roma, che lo scelse anzi come uno dei "suoi" autori prediletti. Egli colse, dei lavori anianteschi, la duttile disponibilità ad essere utilizzati per un nuovo teatro teatrale che, svincolato dalla rigida sudditanza al testo, si realizza attraverso la dimensione policentrica dello spettacolo.
EAN
9788880124290
Data pubblicazione
2010 06 10
Lingua
ita
Pagine
134
Tipologia
Libro in brossura
Peso (gr)
183
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