Robert Smith racconta i Cure. «In un certo senso, per me i Cure sono stati una scelta obbligata. Quando mi cacciarono fuori dalla scuola superiore, la mia famiglia cominciò a fare pressioni perché mi trovassi un lavoro, uno qualsiasi, purché fosse un'occupazione. Ma io ero arrivato al punto che mi sarei suicidato piuttosto di lavorare: che l'ufficio di collocamento desse pure lavoro a chi lo voleva, io me ne sarei rimasto a casa ad ascoltare musica. Non avevo altre prospettive, e così decisi di impegnarmi a fondo con la band. I primi anni sono stati terribili, ma anche nei momenti peggiori era sempre meglio che lavorare». «La trasgressione fine a sé stessa è la cosa più banale che si possa immaginare. La stampa mi ha cucito addosso l'immagine di simbolo-dark oppresso da una realtà troppo grande per lui, e che si spinge fino ai limiti dell'autismo e dell'incapacità di vivere, rifugiandosi nel sintetico universo delle droghe: ma è una cosa ridicola, perché se fossi come mi descrivono, sarei completamente in balìa degli eventi, incapace di fare alcunché, mentre due o tre cosette mi sembra di averle combinate...».
EAN
9788880740995
Data pubblicazione
2012 12 03
Lingua
ita
Pagine
158
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
210
Larghezza (mm)
140
Spessore (mm)
14
Peso (gr)
280
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