Dopo l'11 settembre, dopo il fallimento del tentativo americano di portare la democrazia in Iraq, dopo le difficoltà della guerra in Afghanistan, dopo il riaccendersi della conflittualità in Medio Oriente e nel Corno d'Africa, si profila uno scenario nel quale la guerra sta perdendo ogni capacità trasformativa, ogni funzione di innovazione, conservando unicamente il suo volto distruttivo. All'opposto, la pace, che per secoli è stata solo un concetto "negativo", definibile solo come opposizione o sospensione della guerra, sta emergendo non come una sterile esigenza emotiva, ma al contrario come un formidabile strumento di trasformazione. Anzi, come l'unico autentico tramite mediante il quale sia possibile realizzare mutamenti profondi a livello mondiale. Prima e meglio di chiunque altro, questa discontinuità è stata colta da Papa Wojtyla. Il suo appello al digiuno, malamente interpretato come sacrificio mirato esclusivamente a evitare la guerra contro l'Iraq, aveva la grandiosità della profezia. Se l'Occidente vuole la pace deve digiunare. Se si desidera non una pace effimera, sempre sull'orlo di nuove guerre, occorre procedere nella direzione di una complessiva riorganizzazione economica di tutto il pianeta, redistribuendo risorse, appianando squilibri e contraddizioni, impedendo che quattro quinti delle ricchezze siano nelle mani di meno di un quinto della popolazione mondiale.
EAN
9788881372850
Data pubblicazione
2007 05 28
Lingua
ita
Pagine
92
Tipologia
Libro in brossura
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