Sono poche le frasi che svelano il mondo e se stesse, ne usiamo la maggior parte per nasconderci. Dedichiamo l'esistenza a esorcizzare la morte. Lavoriamo, ci sposiamo, facciamo figli, acquistiamo oggetti per allontanare il nostro destino. Occorre cogliere l'attimo, persino la felicità diventa un obbligo. Tutte le nostre azioni sono minacciate da questa presenza che più cerchiamo di rimuovere, più ci ossessiona. Il linguaggio è la tecnica apotropaica più raffinata. Esso separa la vita dalla morte, il bene dal male, il piacere dal dolore e così via. Attraverso le religioni ci indica le strade che conducono alla vita eterna e alla perdizione. Dissocia e induce a dissociarci. È stata la principale malattia dell'uomo, ma può essere una risorsa. Occorre ferirlo, decostruirlo, farne emergere le contraddizioni, il non senso o non ancora senso che lo attraversano. Aprirlo al nuovo, all'inaspettato, allo scheletro che sorride dietro la pelle. Altrimenti lo usiamo (ci usa) come il rocchetto del bambino descritto da Freud. Parliamo, agiamo senza dire e fare nulla, per cercare di padroneggiare il vuoto che ci costituisce.
EAN
9788882380489
Data pubblicazione
2018 02 13
Lingua
ita
Pagine
92
Tipologia
Libro in brossura
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