L'antropologia della violenza costituisce un campo di studi in continua espansione, che intreccia saperi diversi, nella consapevolezza che solo un approccio multidisciplinare consente un'analisi adeguata delle espressioni più oscure, della riproduzione nella sfera delle relazioni interpersonali, delle conseguenze individuali e collettive della violenza. L'antropologia ha dovuto però anche ripensare il proprio metodo e fare i conti con i suoi illustri silenzi, interrogando i limiti di passate ricerche e il ruolo del ricercatore fra gli attori (e le vittime) della violenza. Pensare la violenza, guardare alle sue manifestazioni o esplorare l'immaginario che la nutre costituiscono un territorio decisivo della ricerca antropologica. Gli studi postcoloniali, la riflessione sullo Stato moderno, il Soggetto o le "necropolitiche" (Mbembe) si congiungono così naturalmente all'analisi della questione fondiaria in Ruanda (Pottier), del terrore e della morte in Colombia (Vargas) o in Congo (Beneduce), o dell'autoctonia a Giava (Bertrand). Perché la violenza non sia nuovamente ricacciata lontano occorrerà guardare da vicino alle sue forme strutturali e istituzionali, quali si riproducono nelle nostre democrazie, nei nuovi ghetti o fra i gruppi marginali, come propongono le ricerche condotte negli Stati Uniti da Wacquant o Bourgois, e qui pubblicate: là dove, cioè, sofferenza sociale, esclusione e criminalizzazione sembrano definitivamente saldare il continuum della violenza.
EAN
9788883536557
Data pubblicazione
2008 07 17
Lingua
ita
Pagine
238
Tipologia
Libro in brossura
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