Diciott'anni fa, quando nel distretto tessile di Prato gli immigrati cinesi aprirono i primi laboratori per cucire abiti di bassa qualità, pochi se ne curarono. Oggi quest'area-simbolo del manifatturiero europeo si ritrova "in casa" un vero e proprio distretto cinese dell'abbigliamento "pronto moda", che lavora e cresce a ritmi inimmaginabili per l'economia italiana, grazie soprattutto al fatto di poter contare su manodopera clandestina, lavoratori in nero, sfruttamento feroce, mancato rispetto delle norme che regolano l'attività d'impresa. Questo polo produttivo che non conosce programmazione né marketing, e che si mantiene "parallelo" al distretto tradizionale pur operando nella stessa filiera, ha ormai raggiunto numeri da capogiro, ricostruiti in questo libro-inchiesta attraverso confronti di dati e incastri di testimonianze: 2.700 aziende, 17.000 addetti, 1,8 miliardi di giro d'affari, per oltre la metà sommerso. Un "paradiso" fiscale che fa invidia al Liechtenstein e a San Marino, e che ora rischia di diffondere il virus dell'illegalità al tessuto imprenditoriale locale. Il distretto cinese di Prato è l'esempio più eclatante, e più sconcertante, di assedio al manifatturiero italiano con armi sleali. Ed è la fabbrica più portentosa di moda "made in Italy" fatta dai cinesi.
EAN
9788883639517
Data pubblicazione
2008 07 21
Lingua
ita
Pagine
80
Tipologia
Libro in brossura
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L'assedio cinese. Il distretto «parallelo» del pronto moda di Prato—