Narrativa che punta sui personaggi e sul racconto
Gianfranco Civolani racconta la Bologna della sua giovinezza, la Bologna ormai leggendaria degli anni Quaranta e Cinquanta. Come ci si divertiva (l'avanspettacolo, il cinema, le feste private dei ricchi e quelle dei poveri, le case di tolleranza, ecc.), le donne, i travestiti, gli sportivi italiani e stranieri, uomini qualunque (barbieri, commercianti, partigiani o repubblichini) entrati nella leggenda popolare per i loro pregi o i loro vizi: la penna del Civ, con brio e franchezza, regala non un amarcord per pochi intimi, ma un preciso ritratto di un modo di essere su cui si fonda la fama di Bologna.
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