Uno dei caratteri distintivi di tutta l'opera dantesca è la ricchezza delle esperienze personali, autobiografiche e letterarie, di cui è costellata. Dante non smette mai di approfondire le questioni fondamentali della scrittura, gli episodi e le affermazioni della propria esistenza passata e di sperimentare soluzioni nuove. Massimiliano Corrado ripercorre in questo volume le tappe principali della riflessione critica di Dante sul tema della lingua di Adamo. Nel De vulgari eloquentia prima, nel canto XXVI del Paradiso poi - nell'arco di tempo che va dal 1304 al 1320 circa -, Dante ripensa e ripropone la questione della lingua originaria. La lingua di Adamo, creata da Cristo spiegava nel De vulgari eloquentia -, era perfetta e inalterabile, a differenza di tutte le altre lingue post-babeliche (destinate a mutare nello spazio e nel tempo). Vent'anni dopo, Dante incontra Adamo nel canto XXVI del Paradiso e ribalta la tesi dell'origine divina e dell'incorruttibilità della lingua primigenia: estende ad essa il principio della costituzionale mutevolezza dei linguaggi, dando così una legittimazione storica e linguistica dell'utilizzo del volgare anche nella Commedia.
EAN
9788884026927
Data pubblicazione
2010 01 26
Lingua
ita
Pagine
92
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
241
Larghezza (mm)
164
Peso (gr)
165
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Dante e la questione della lingua di Adamo. De vulgari eloquentia, I 4-7 Paradiso, XXVI 124-38—