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Elisabeth (o Erzsébet) Bathory, nata nel 1560 da una delle più illustri famiglie d'Ungheria e moglie di un grande condottiero, morì nel 1614 murata viva per decisione del massimo tribunale del tempo. Nel suo inaccessibile castello dei Carpazi, prigioniera di fosche magie, di assurde superstizioni, di solitudini sconfinate, di costumi e uomini a un tempo rigidi e crudeli, la contessa sevizia e uccide innumerevoli donne al suo servizio. L'autore ci conduce nelle sinistre camere di tortura dove perirono più di seicento fanciulle.
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