Indizi, ritmo e tensione narrativa
Gli attentati dell'11 settembre non hanno soltanto polverizzato le Twin Towers di New York e un pezzo del Pentagono: hanno sbriciolato il mito della superiorità dell'intelligence occidentale. È finita l'illusione di una «guerra senza lacrime», garantita dall'imbattibilità tecnologico-militare. La fabbrica dello spionaggio smontata dopo la guerra fredda, e ricostruita con una cieca fiducia nei satelliti, ha rivelato punti deboli insospettati. «Polvere di spie» racconta questa crisi di identità strategica e passa al setaccio i misteri e gli errori che hanno contribuito ad alimentarla.
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