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Alla fine degli anni Sessanta McQueen era la più grande e fulgida stella del firmamento cinematografico mondiale. Ma era anche, secondo Christopher Sandford, un paranoico, schizofrenico, alcolista e drogato, un dannato votato all'autodistruzione, ossessionato dalla velocità e dal sesso. Un uomo dalle mille ombre, assolutamente sfuggente e solitario, ma anche un instancabile combattente e un vero perfezionista sul set. Con le poche persone fidate si mostrò sempre leale, quasi come se due personalità diverse e lontane convivessero in lui.
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