Attraversi testi e fotografie, il volume è una trattazione erudita e fornita di vasta bibliografia sulle origini del fischietto che vede la luce nel Paleolitico, passa attraverso le ceramiche neolitiche di Serra d’Alto, si evolve nei “tintinnabula” greco-romani zoomorfi, rappresentanti spesso il gallo, che sono stati ritrovati nelle tombe dei bambini. Sono così giunti sino a noi e sono stati rilanciati tra il '40 e '50 del secolo scorso facendo il loro ingresso presso la chiesa rupestre materana "Cristo la Gravinella" nel periodo di Quaresima, nelle tradizionali scampagnate del lunedì in Albis prima a Piccianello e poi nella zona dei Cappuccini, nei festeggiamenti del mese mariano presso il santuario della Madonna di Picciano (dove i cuccù materani concorrevano con gli identici cola-cola di Gravina di Puglia) e sono, infine, stati riportati alla quotidianità dal flusso turistico che si è sviluppato a Matera in questi ultimi anni. L’autrice spiega nel suo “Finché il gallo canta” che il significato del cuccù è fortemente legato a quello del gallo, che annuncia il dileguarsi delle tenebre e il nuovo giorno nell’omerica “Aurora dalle dita di rosa”. Prefazione di Nicola D'Imperio.
EAN
9788885564213
Data pubblicazione
2019 09 27
Lingua
ita
Pagine
88
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
21
Larghezza (mm)
15
Spessore (mm)
9
Peso (gr)
258
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