L'anelito a vivere "socialisticamente" il presente, nell'incapacità di un lavoro rivoluzionario paziente volto al futuro, fece sì che i sogni insurrezionalisti del movimento anarchico potessero indossare anche la veste comunalista o cooperativista. L'azione di Andrea Costa manifestò i suoi limiti proprio a partire dalle origini del suo pensiero. Engels aveva mostrato al movimento rivoluzionario in Italia la strada da seguire, i "punti fermi" attorno ai quali attestare l'organizzazione consona a quella fase storica; aveva spiegato la necessità del partito autonomo del proletariato. Ma la concezione "morale" del socialismo e il suo carattere "conciliatore" spinsero Costa a non seguire quei consigli. La rivoluzione, in lui, finì quindi per configurarsi come attesa messianica di una catarsi sociale indefinita e indefinibile nel tempo, anche se il suo riformismo pratico continuò a concepire la rivoluzione come unico sbocco risolutivo. Quella volontà rivoluzionaria non lasciò grandi tracce nella successiva storia del movimento socialista italiano ritardando anzi ulteriormente l'incontro della moderna classe rivoluzionaria con la sua teoria scientifica.
EAN
9788886591249
Data pubblicazione
2010 10 01
Lingua
ita
Pagine
476
Tipologia
Libro rilegato
Peso (gr)
690
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La parabola romagnola del «partito intermedio». I congressi del partito socialista rivoluzionario romagnolo. 1881-1893—