Il quinto volume delle « Civette » ci porta al cospetto di uno strano mammifero, un mammifero sempre lì lì per subire la catastrofe del proprio Todestrieb, ovvero di accecarsi o persino uccidersi a causa di un'iper-curvatura delle fauci. Che fare, allora? Forse la soluzione è propriamente quella di non respirare: tentazione che si snoda nella poesia apneica che funge da esordio in pezzi staccati delle diverse sezioni. Non respirare potrebbe rappresentare la vittoria contro questa inutile coazione a ripetere che non fa altro che farci collezionare figurine in posa delle nostre esistenze. Oppure forse sarà meglio mettere a nudo guardandole con distacco le proprie necessarie tendenze violente, guardare il sangue constatando che in fondo è solo sangue, redigere un'attenta ricognizione di tutte quelle volte che non tanto per fare in modo che non sia più così, piuttosto per prendere atto che certe cose non fanno altro che compiersi per essere viste, per essere guardate e che forse guardare in faccia è più sapienziale che analizzare. La poesia di Riccardo Innocenti guarda ad una linea ben consapevole della contemporaneità per tentare di farsene qualcosa anche per quanto concerne il mero livello della propria posizione soggettiva, come mostra bene Jessy Simonini nella postfazione: non è detto che ciò che siamo ci si ritorca sempre contro, si possono anche versare lacrime su ciò che è stato, il che certo non cambierà il passato ma almeno ci renderà più consapevoli del nostro tormento e del suo probabile versante ineluttabile. Questioni esistenziali si dipanano nei testi in versi così come in quelli in prosa, giungendo a deliberare che forse sia dal bisogno che dal desiderio occorrerebbe emanciparsi ma, se così non fosse possibile, almeno essere pronti a metterli in gabbia per guardarli così come si guarda lo schermo di un cellulare.
EAN
9788888903668
Data pubblicazione
2022 05 30
Lingua
ita
Pagine
88
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
170
Larghezza (mm)
120
Spessore (mm)
7
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