Casa che vai, crescionda che trovi. Il dolce tipico dei territori di Spoleto, Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi e della Valnerina

Il dolce che più mi appassionava, la crescionda. Ce n'erano sicuramente di più belli e ruffiani, ma anche di più delicati e prelibati. La crescionda veniva 'ntrisa con il pane secco raccolto nel cifu, un po' di zucchero, sottili fettine di schiancitti(le piccole mele dei campi), un pizzico di noce moscata e di cannella (avanzata dalla preparazione della più nobile attorta di Natale) un po' di cioccolato grattugiato, una goccia di olio e di mistrà e messa nel forno ancora caldo. Non si mangiava subito, bisognava attendere che si raffreddasse, anche se noi bambini impazienti, sbavavamo all'idea di addentare quel morbido Pataloccone nero, dove lo zucchero già si era liquefatto sulla sua superficie, tutta bitorzoluta e poco invitante. Ma addentato con foga, il dolce, l'aroma speziato della cannella, l'asprigno delle melette, il pane raffermo che per incanto si era trasformato nella nostra fantasia in un nobile pan di Spagna, ti toglieva il fiato.

EAN

9788889233962

Data pubblicazione

2015 10 01

Lingua

ita

Pagine

104

Tipologia

Libro in brossura

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