Mi piace la parola "sesquipedale". Bisogna pronunciarla piano: il sapore arriva prima ancora che se ne conosca l'etimologia. A me fa venire in mente le letture della mia giovinezza, quando il martedì compravo il "Guerìn Sportivo" per godermi Gianni Brera. Fu allora che la assaggiai come una primizia. Imparai che per descrivere un calciatore, anzi un pedatore il quale avesse mancato un gol enorme, immenso, ma insieme qualche altra cosa inesprimibile ma da spantegarsi, scompisciarsi - non so trovare di più - Brera si faceva capire da tutti scrivendo "sesquipedale". Così il sottotitolo è il più bel autoritratto che poteva fornire di se stesso Diego Gelmini: l'enormità buona e insieme potente, la furia che si agita e sorride. Lui è sesquipedale. Non nel senso della grossolanità, ma quando mai, bensì in quello della mescolanza in lui realizzata tra un Obelix del Lambro e un retore latino che ha abbandonato l'Urbe per rientrare nella sua terra. In questo libro si respira l'aria delle terre padane. Il sentimento della vita che abbiamo dentro e che è stato calpestato da un tot d'anni. Gelmini ci sprona: con questo libro ci diverte ma ci sprona anche a diventare difensori della nostra tradizione crocifissa (nei due sensi della parola)". (Vittorio Feltri).
EAN
9788890283703
Data pubblicazione
2007 07 01
Lingua
ita
Pagine
336
Tipologia
Libro in brossura
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