Una storia da seguire con facilità
Il diario di un prigioniero. Una visione che odora di rito convulso e ancestrale, una fiaba a frammenti senza orpelli, sincera e schietta, gridata e soffocata, senza morale, senza mediazione, che ti fissa negli occhi senza volere nessuna risposta certa, ma solo costanza nel reggere lo sguardo. Un Hikikomori che squarcia la sua stessa natura e rivela una vertigine.
Il diario di un prigioniero. Una visione che odora di rito convulso e ancestrale, una fiaba a frammenti senza orpelli, sincera e schietta, gridata e soffocata, senza morale, senza mediazione, che ti fissa negli occhi senza volere nessuna risposta certa, ma solo costanza nel reggere lo sguardo. Un Hikikomori che squarcia la sua stessa natura e rivela una vertigine.
È un titolo adatto a chi cerca soprattutto il piacere del racconto e vuole restare dentro una storia costruita con continuità.
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