«Di fronte alla possibilità concreta dell’utopia» si legge nell’Introduzione della "Dialettica negativa" «la dialettica è l’ontologia della condizione falsa». Con queste parole Adorno presenta la sua opera di maggior respiro teoretico e lo fa prestando volontariamente il fianco a tutte le critiche che a partire dagli anni immediatamente successivi alla seconda Guerra sono piovute sul suo pensiero: ai filosofi puri, che lo criticavano per la sua commistione con il mondo delle cose, ai marxisti ortodossi, che lo tacciavano di astratto utopismo, e alla nascente filosofia analitica, che vedeva nella dialettica un’astrusa riproposizione dei vizi argomentativi del pensiero metafisico. La Dialettica negativa assume allora i tratti di un’opera eretica, che si stacca da ogni tradizione e si pone di traverso rispetto alle correnti egemoni. E come tale è stata letta fin da subito. Questo libro ha invece l’obiettivo di mostrare la continuità che lega la "Dialettica negativa" alla tradizione filosofica del primo Novecento e il grande debito che Adorno ha contratto con quelli che, da amici o da nemici, ne hanno segnato il pensiero.
EAN
9788893142342
Data pubblicazione
2019 11 12
Lingua
ita
Pagine
268
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
149
Larghezza (mm)
210
Spessore (mm)
25
Peso (gr)
366
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Ontologia naturale e storia. La genesi della «Dialettica negativa» di Adorno—