Una lettura da vivere pagina dopo pagina
Siamo in pieno illuminismo, quando nella Palermo borbonica del vicerè D'Aquino, si eleva la voce di un giovane giureconsulto Francesco Paolo Di Blasi, che già nel 1776 aveva scritto sul diritto inalienabile alla felicità, concetto ripreso dalla coeva Costituzione Americana ed enunciato nel primo articolo della stessa. A testimonianza di una grande affinità ideale, tra il giureconsulto palermitano e Thomas Jefferson, si snodano le vicende di un intrigante rapporto confidenziale, che si sviluppano in un contesto storico particolare, da un lato la Sicilia retrograda dei Borboni e dall'altro la nascente democrazia americana.
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