Con 'La ferita celeste', Silvio Raffo rielabora alcuni motivi delle sue precedenti raccolte: la vanitatis vanitatum del biblico Qohelet e le mutazioni causate dal tempo (presto il mio volto non sarà più il mio) tema costante di molta poesia – ma con che tono? Spesso con la levità della sua amata Emily Dickinson, enunciando sconfitte e meraviglie come li possiamo cogliere in Annuncio di nozze della raccolta Stanchezza di Mnemosyne: «Io/ e Madamigella Poesia/ ci siamo sposati/ stasera/ alla Casina Valadier/ senza grandi cerimonie/ proprio all’ora del tè». Matrimonio ideale e senza testimoni, perché il poeta e la sua Damigella – a dispetto dei pronostici novalisiani – sono rimasti soli in un mondo spoetizzato. Come si vede, a preservarlo relativamente dai disagi della vita è la facoltà di rendere bello il dolore e la caducità attraverso la fiaba, la sublimazione e l’arabesco sonoro i cui versi, nella loro circolare bellezza, si snodano in base al principio di costanza tipico delle decorazioni. Proprio per questo il lettore non mancherà di notarne il flusso indefinito, sia per l’assenza di vere figure – noi abbiamo, semmai, delle parvenze – sia per la costante ripresa delle stigmate esistenziali venate da continui riflessi musicali. (Dalla Postfazione di Silvio Aman: Le ondose malie del poeta-sirenide )
EAN
9788893463447
Data pubblicazione
2019 06 13
Lingua
ita
Pagine
112
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
208
Larghezza (mm)
142
Spessore (mm)
10
Peso (gr)
210
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