Questo libro, in dialetto siciliano con traduzione a fronte, si pone nel solco di un ineludibile ricorso alle origini, un nòstos che prende corpo sulle tracce dell’ulivo, albero e principio fondativo come pochi altri della patria mediterranea. Sul filo di una sommaria genealogia dell’Àrbulu nostru e della sua persistenza nel formarsi della civiltà intorno al Mare nostrum, le poesie si compongono in un mosaico di appunti, fatti e personaggi che richiamano alcune delle tante voci secondo cui l’ulivo ci ha parlato e ancora ci parla. A questa coralità di fondo fa riscontro un nucleo di poesie dal registro lirico, dove echeggia l’intenso rapporto che lega l’uomo e l’ulivo dall’alba dei tempi e il suo esaurirsi nel mondo globalizzato. «Giuseppe Cinà, che sa ‘legger di greco e di latino’», scrive nella prefazione Velio Abati, «ha scoperto che lu jardinu e ancor più la cura di l’alivu fanno letteralmente, inscindibilmente tutt’uno con la materia viva del dialetto.» Le dolcezze e le ruvidità dell’ulivo trovano infatti perfetto riscontro nel dialetto e nelle sue inesauribili scorte lessicali, semantiche ed espressioniste.
EAN
9788893466059
Data pubblicazione
2022 02 02
Lingua
ita
Pagine
140
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
204
Larghezza (mm)
122
Spessore (mm)
12
Peso (gr)
170
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