La prima riflessione che i saggi di Alessandro Pace suscitano riguarda il percorso compiuto dalla Costituzione repubblicana, a partire dal difficile periodo iniziale, passando per il c.d. disgelo, sino alla terza fase — che verosimilmente stiamo ancora attraversando — caratterizzata da tentativi di revisione più o meno radicali. Ciascun periodo viene ricordato per alcune fondamentali questioni che hanno visto aprirsi un largo, a volte spietato, dibattito dottrinale non meno che politico (certo più paludato e però anche più accurato e consapevole in passato rispetto a quello attuale). L'eco di questi dibattiti cruciali si ritrova puntualmente nei saggi qui riprodotti, dove l'autore svolge argomentazioni che in seguito tornerà costantemente a verificare, tenendo conto dei mutamenti nel frattempo maturati. Esemplare della prima fase è la questione dell'ordine pubblico come letto di Procuste delle libertà. Si avverte distintamente, nella noncuranza verso i pregiudizi dottrinali più consolidati, l'insegnamento trasmesso da Carlo Esposito, che con poche ma soppesate parole aveva messo nel nulla tanta parte dei limiti implicitamente" posti a remora della libertà di pensiero. Sulla fase dell'attuazione getta luce, forse più di altre, la tematica delle leggi di incentivazione. Anche qui risalta l'avversione per i dogmi: al ruolo "quasi teologico" svolto dal principio della sovranità parlamentare e dalla illimitata "inesauribilità e permanenza" del potere normativo viene preferita la ben più razionale tutela dell'affidamento che il privato non può non riporre nelle promesse del legislatore, e sia pure entro certi limiti. L'inammissibilità di revoche anticipate non è invero affermata in assoluto — tramite altri dogmi, si potrebbe dire, quale l'eguale e contraria dottrina della pari posizione che lo Stato assumerebbe rispetto al privato cui l'incentivo è "promesso" —, ma soltanto in relazione a quelle leggi che si configurino come attuazione delle previsioni contenute in via generale nell'art. 41, comma 3, e/o in particolare nell'art. 47, commi 1 e 2. In altre parole, la tutela del privato non assume un senso ostativo all'esercizio della discrezionalità del legislatore, se non in armonia con le esigenze di stabilità che presiedono necessariamente alla definizione degli indirizzi di politica economica, pena la loro inefficacia." (dalla presentazione di Michela Manetti)
EAN
9788893915229
Data pubblicazione
2019 02 01
Lingua
ita
Pagine
1042
Tipologia
Libro in brossura
Altezza (mm)
238
Larghezza (mm)
170
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