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Una mano. Una mano che usciva da una delle reti. Una persona morta. Non poteva che essere un cadavere. Ero allucinata e lei sembrava congelata. Era scoppiato un silenzio così fragoroso che nessuna delle due riusciva a dire o fare nulla. Guardammo quel particolare ingrandito e rimanemmo mute. Presi il mouse dalla sua mano e rimpicciolii l’immagine per vedere la figura intera. La rete copriva inequivocabilmente un corpo. Un brivido mi percorse la schiena. Avevo già visto quel tatuaggio. La guardai e lei capì. Passai a lei il telefono e le dissi: “Chiama”. Un giallo con un interessante commento clinico sui traumi degli attori.
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